08 Ott 2018
cantina vino

1) Il prezzo. Non comprate un vino che costi meno di 5 euro sullo scaffale. È praticamente impossibile che una bottiglia da 0,75 litri possa essere pagata di meno ed essere anche buona, o comunque realizzata con minimi standard di qualità. Fate un calcolo: sotto l’euro al chilo (che poi è la quantità utile per realizzare una bottiglia) è complicato acquistare delle uve coltivate con criteri minimali di cura agronomica. Metteteci almeno un altro euro per coprire i costi di produzione (cantina, macchinari, luce, manodopera, ecc…); 50 centesimi per vetro, etichetta, tappo. Siamo arrivati a 2,5 €. Un po’ di margine per il commerciante/produttore non vogliamo calcolarlo???? Infine ricarico della gdo, e l’Iva che conta un bel po’… 22%. Insomma, sotto i 5 euro allo scaffale comprerete un vino che in una delle fasi di cui si è parlato sopra è andato decisamente al risparmio. Indovinate quale sarà? Secondo noi sicuramente l’acquisto dell’uva, o molto più probabilmente del vino già fatto. Come è possibile? Semplice si sfrutta il lavoro dei contadini, del vignaiolo o purtroppo la sua disperazione: si passa un mese prima della vendemmia quando deve liberare le vasche per il nuovo mosto e gli si dice: “vogliamo farti un piacere, ti svuotiamo la cantina, il prezzo però lo facciamo noi…”

2) Imbottigliato all’origine da, Prodotto e imbottigliato da, imbottigliato all’origine dalla cantina sociale. Tutte queste espressioni possono essere completate dalla dicitura “integralmente prodotto”, a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte esclusivamente in vigneti di pertinenza dell’azienda e vinificate nella stessa.. Lo sappiamo, questa è una regolata un po’ noiosa, perché obbliga a guardare solitamente la controetichetta. Però è molto utile perché ci dice se quel vino è frutto di una filiera controllata da una sola azienda. Uve, vino e imbottigliamento sono in mano a un’unica cantina. Non sono state vendute a terzi che poi le hanno trasformate. Di che tipo di garanzia stiamo parlando? Il vino probabilmente sarà un po’ più buono perché chi si è coltivato le uve, se le è vinificate e poi ci mette la faccia con tanto di nome e cognome di solito non vuole fare figuracce troppo grandi. Attenzione alle sigle incomprensibili. Noi non sceglieremo mai un vino che abbia questa dizione: imbottigliato da ICQRF con il codice che segue, che è quello del registro carico e scarico attribuito dall’Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi e deve essere accompagnato (prima o dopo il codice non fa differenza) da un riferimento allo Stato di appartenenza (IT oppure ITALIA). Di solito dietro questa sigla ci sono i grandi commercianti imbottigliatori che realizzano numeri immensi di bottiglie miscelando partite differenti. In questo caso la qualità è molto difficile da scovare…

3) Fare affidamento su Doc e Docg (Dop), in misura minore sulle Igt (Igp), scartare i vini senza una di queste tre categorie. Questo terzo trucco seguitelo solo nella gdo perché fuori potrebbe farvi commettere degli errori… Sullo scaffale di un supermarket è una garanzia ulteriore che ci viene data. Sappiamo almeno da dove arrivano le uve e solitamente per le denominazioni di origine il valore delle stesse è leggermente più alto. In questo caso però fate attenzione che il vino sia stato imbottigliato nella zona della Doc e Docg, perché esistono purtroppo delle eccezioni. Un esempio su tutti: la Doc Sicilia dà la facoltà di imbottigliamento anche fuori regione. Se vedete che la bottiglia di Nero d’Avola davanti a voi, con confezione tanto bellina, porta come provincia di imbottigliamento Verona, Cuneo, Asti, ecc… riponetela delicatamente sullo scaffale e scappate a gambe levate…. Sulle Igt un 15% del contenuto della bottiglia può essere fatto con vino acquistato da fuori regione, non proprio un segnale di grande cura e tracciabilità…